lunedì 27 febbraio 2012

حلاوة روح


حلاوة روح
حياتي ... بعد منِك
حلاوة روح
و طير مدبوح
ضعيف الصوت
ونفسه يبوح
***
بيتمنى 
يعود العمر من تاني
بيتمنى
وفجأه
عمره منه يروح
***
حلاوة روح
محمد عبد القادر

domenica 1 gennaio 2012

“Non rubate la rivoluzione”


Questa è la mia traduzione dell'ultimo articolo del grande scrittore egiziano Alaa Al-Aswani sulla rivoluzione egiziana. Nel disegno di Latuf c'è "il consiglio militare" che ringrazia i rivoluzionari egiziani ad aver creduto in lui:
Egitto – “Non rubate la rivoluzione”
alle pagine del quotidiano egiziano indipendente al-Masry al-Youm il noto giornalista e scrittore Alaa Al-Aswani denuncia i ripetuti tentativi di intimidazione ai suoi danni, ed esprime il fondato timore che i militari egiziani stiano cercando di seminare il caos nel paese per colpire a morte la rivoluzione
***
Più di un mese fa, mi hanno chiamato i responsabili del canale francese “ARTE” e mi hanno chiesto di registrare un’ora con me sulla mia produzione letteraria. Ho accettato, e abbiamo fissato l’appuntamento per sabato scorso. Infatti alle 14:00 i giornalisti sono arrivati al mio studio dentistico, al quartiere di Garden City. Ho subito notato che non stavano bene. Erano molto stanchi ed ansiosi.
Ne ho chiesto loro il motivo, e mi hanno risposto che avevano passato la notte all’albergo Ismailiya che dà su Piazza Tahrir. I giornalisti francesi sono stati svegliati, quella mattina, dal rumore di colpi di arma da fuoco. Hanno visto con i loro occhi le forze di sicurezza e quelle dell’esercito mentre sparavano contro i manifestanti, li aggredivano e li umiliavano. E così i giornalisti hanno cominciato a filmare tutto. Dopo mezz’ora, un gruppo di baltagheyah (teppisti) all’improvviso ha sfondato la porta della loro camera ed ha preso a picchiarli con bastoni di ferro. E prima di andarsene, i teppisti hanno rotto alcune macchine fotografiche per cancellare qualsiasi traccia del materiale filmato.
Mi è dispiaciuto molto di questo incidente e ho chiesto ai francesi: Cosa pensate di fare adesso?
Mi hanno risposto che non credono che sarà utile fare una denuncia, anche perché, secondo loro, sono le autorità che stanno dietro questo episodio. Poi mi hanno confermato di voler registrare comunque la puntata con me. Il programma era quello di registrare una parte nel mio studio, poi una parte su una barca sul Nilo, ed in fine l’ultima parte nel club di Garden City. Abbiamo finito la parte dello studio e siamo scesi con l’intenzione di andare a registrare la seconda parte sulla barca. Davanti al portone del palazzo, però, ho visto che c’erano alcune persone che ci stavano aspettando. Uno di loro mi si è avvicinato e mi ha detto:
- Non parlare con questi stranieri. Sono spie.
Ho risposto:
- Questi signori non sono spie. Sono giornalisti francesi. Hanno tutte le autorizzazioni per registrare anche in luoghi pubblici.
Allora quest’uomo ha preso ad insultarmi e, con l’aiuto del suo gruppo, stava per aggredirmi. Gli abitanti della via sono intervenuti e ci hanno protetto. Era chiaro che quest’aggressione era pianificata. Siamo andati al commissariato di polizia ed ho fatto una denuncia ufficiale. Poi siamo andati a registrare le parti mancanti di questa puntata, che verrà trasmessa l’8 gennaio prossimo.
Due giorni dopo, tornando a casa, i miei vicini mi hanno chiamato dicendo che lo stesso uomo che aveva provato ad aggredirmi mi stava aspettando sotto casa con altre 20 persone, e che stavano insultandomi e  minacciando di aggredirmi, nel tentativo di spaventare la mia famiglia. Grazie all’intervento dei vicini, questi signori sono andati via. Ho presentato un’altra denuncia ufficiale.
La sera di quello stesso giorno, alla televisione una ragazza ha detto, in un programma famoso su un canale indipendente, che alcuni agenti della polizia militare l’avevano arrestata e l’avevano costretta a registrare un video in cui accusava me e il regista egiziano Khalid Yousif di essere dietro il sit-in dei giovani manifestanti davanti al consiglio dei ministri, e anche dietro gli incidenti di violenza e di sabotaggio. La ragazza sotto minaccia ha dato questa falsa testimonianza, ma poi ha rifiutato di essere complice in questo complotto e ha contattato i media per dichiarare la verità. Nella stessa serata, e su un altro canale televisivo, un giornalista noto per i suoi vecchi legami con la polizia ha iniziato ad accusarmi di essere “il provocatore” dietro tutti gli incidenti di violenza davanti alla sede del consiglio dei ministri. Io stimo molto i giovani manifestanti che hanno deciso di fare questo sit-in, e sono andato da loro alcune volte, ma non nelle date dichiarate da questo giornalista, che ha mentito e ha seguito l’ordine che ha ricevuto da un agente di sicurezza di scarsa immaginazione.
Il giorno dopo, un giornale ufficiale ha parlato di un piano per uccidere me ed altri esponenti della rivoluzione. La notizia è ben strana poiché, secondo quanto scritto, questo piano avrebbe dovuto essere portato a termine da alcuni agenti siriani ed iraniani! Quanto alla fonte della notizia, sarebbe un responsabile della Casa Bianca! Trovo molto difficile che il regime iraniano, che ha molti conflitti con l’Occidente attorno al suo programma nucleare, o quello siriano, che sta uccidendo il suo popolo e sta combattendo la sua ultima battaglia, abbiano del tempo per pensare ad uccidere dei cittadini egiziani. E la cosa più strana è che queste fonti della Casa Bianca tralascino le grandi testate internazionali per contattare un giornalista di un quotidiano egiziano e dargli questo scoop. Il giorno dopo, una rivista ufficiale portava in copertina la mia foto, insieme ad altri, e sotto era scritto: I provocatori.
Tutto è diventato così chiaro: il Consiglio militare – lo SCAF – con l’aiuto dell’apparato di sicurezza e dei suoi sudditi nei media, sta portando avanti una guerra feroce per terrorizzare tutti coloro che l’hanno criticato per i crimini commessi contro i manifestanti. L’obiettivo è tentare di diffamare la nostra immagine presso la gente comune, tentare di intimidirci affinché stiamo zitti. Per soddisfare ed accontentare il Consiglio militare, dobbiamo far finta di non credere a quello che abbiamo visto con i nostri occhi. Dopo aver visto ragazze egiziane mentre venivano picchiate e denudate dai soldati dell’esercito, dopo aver visto martiri che cadevano vittime dei colpi di arma da fuoco, dobbiamo stare zitti come se non fosse successo niente. Per accontentare i signori del Consiglio militare, dobbiamo tacere su tutti questi crimini e contraddire la nostra coscienza; ma questo non accadrà mai. Non dimenticheremo i crimini atroci che hanno commesso i soldati contro i manifestanti civili nella strage del Maspero, negli eventi di Via Mohamed Mahmoud, e in quelli davanti al consiglio dei ministri.
Tutti questi crimini sono documentati con materiale video ed audio. E la responsabilità è solamente del Consiglio militare. Questa è la verità, e non ci stancheremo di dirla e ripeterla. Faccia il Consiglio militare quello che gli pare. La nostra vita non sarà mai più preziosa di quella dei ragazzi e delle ragazze della rivoluzione che sono stati uccisi prima da Mubarak, e che poi il Consiglio militare ha continuato ad uccidere. E tutto quello che sta succedendo non è misterioso né strano. Il Consiglio militare sta seguendo un piano preciso per contenere la rivoluzione, per poi colpirla mortalmente ed annientarla.
Questo piano è stato rigorosamente applicato in altri paesi. Nel 1989 vi fu la rivoluzione del popolo rumeno contro il dittatore Ceausescu. L’esercito rifiutò di sostenere il dittatore, che fu processato e giustiziato con sua moglie. Nel periodo di transizione, prese il potere uno dei collaboratori del dittatore, Ion Iliescu, che all’inizio elogiò e celebrò la rivoluzione del popolo. Poi si diffuse in tutta la Romania un clima di caos e di insicurezza (pianificato, come risultò poi, dallo stesso Ion Iliescu).
Gruppi di persone non identificate iniziarono ad attaccare le abitazioni civili e gli edifici pubblici importanti. E i soldati dell’esercito, a loro volta, risposero fino a quando la Romania divenne un vero campo di battaglia. Tutto ciò causò nei cittadini un senso di spavento e insicurezza. E in tali circostanze anche i prezzi aumentarono e la vita divenne molto difficile. Allo stesso tempo, i media sottomessi al regime giocarono un ruolo molto importante. Da una parte contribuirono a diffondere il panico tra il popolo tramite la ripetuta diffusione di false notizie. E dall’altra, iniziarono a diffamare l’immagine dei rivoluzionari, rivolgendo loro continue accuse di spionaggio e di tradimento, accusandoli di ricevere finanziamenti dall’estero e di avere un piano per distruggere il paese. E in mezzo a questo clima di panico e di crisi, i cittadini cominciarono a credere davvero che i rivoluzionari non fossero altro che dei traditori o delle spie…
Quando i rivoluzionari compresero che Ion Iliescu stava lavorando per distruggere la loro rivoluzione, organizzarono una grande manifestazione che portava lo slogan “Non rubate la rivoluzione”. Ion Iliescu, allora, rivolse un discorso televisivo ai cittadini chiedendo loro di affrontare i traditori, e segretamente convocò migliaia di lavoratori dalle miniere e li rifornì di armi. E così molti rivoluzionari furono aggrediti ed uccisi.
E questa fu la fine della rivoluzione popolare rumena. Ion Iliescu successivamente si candidò alla presidenza del paese, ed è stato presidente per due mandati dopo aver vinto elezioni truccate. E così, dopo che la rivoluzione all’inizio era stata fonte di orgoglio, essa si trasformò in una barzelletta e in una presa in giro.
I rumeni hanno fatto una vera rivoluzione e son caduti molti martiri, ma alla fine al posto del tiranno Ceausescu è salito al potere un suo collaboratore, Iliescu.
Notate quello che sta facendo in Egitto la squadra del maresciallo Ahmed Shafiq (che gioca il ruolo di Iliescu nella rivoluzione egiziana), ex ministro dell’aviazione civile e poi ex primo ministro fino allo scorso marzo. Sebbene vi siano 42 denunce presentate contro di lui da parte dei suoi dipendenti nel ministero dell’aviazione civile, con accuse di spreco di denaro pubblico e corruzione, egli sta avviando in questi giorni la sua campagna per le elezioni presidenziali. Anche perché fino ad oggi il Procuratore Generale non ha fatto niente riguardo a queste 42 denunce. Il signor Shafiq sta avviando la sua campagna per prendere il potere e diventare il presidente dell’Egitto, per porre fine alla nostra rivoluzione esattamente come è successo alla rivoluzione in Romania.
Tutto è così chiaro, e nessun uomo giusto, al di là del suo orientamento politico, può vedere le ragazze picchiate ed umiliate ed i martiri uccisi con le pallottole senza condannare esplicitamente il Consiglio militare.
A questo proposito, vorrei citare il commento di un grande combattente dell’esercito egiziano, il generale in pensione Hamdi Al-Shurbagy, che ha rivolto al Consiglio militare un messaggio sulla sua pagina Facebook (poi ripubblicato da altri siti). Al-Shurbagy dichiara che la repressione contro i manifestanti egiziani è stata messa in pratica da un gruppo di ufficiali e soldati che, anche se hanno il potere, non posseggono l’onore militare né alcuna etica. Egli ha affermato di essere stato diretto testimone dell’arresto di 28 soldati israeliani durante la guerra dell’ottobre 1973 e di come l’esercito egiziano li abbia trattati bene, in modo assai diverso da come sono stati uccisi gli egiziani e umiliate le egiziane in questi giorni.
Ora…Cosa si deve fare?
1) Bisogna costituire una commissione di indagine su tutti i massacri che alcuni membri della polizia e dell’esercito hanno commesso contro i manifestanti. E questa commissione deve essere assolutamente indipendente dall’apparato governativo che fa parte ancora del regime di Mubarak. La commissione deve essere presieduta da un giudice indipendente noto per la sua integrità, come i giudici Zakariya Abdel-Aziz, Ashraf Al-Baroudi o Mahmoud Al-Khuderi.  E infine questa commissione deve avere l’autorità di indagare sui militari e sui civili. Questa è l’unica via per stabilire la giustizia e punire i veri colpevoli.
2) Nonostante le mie personali riserve sul processo elettorale, vorrei ribadire che il prossimo parlamento sarà l’unico organo eletto che rappresenterà la volontà del popolo. E in quanto tale, deve avere il diritto di formare un nuovo governo al posto dell’attuale governo Ganzouri.
3) Si deve accelerare il processo delle elezioni presidenziali, per evitare un ulteriore deterioramento delle condizioni dell’Egitto e per liberarci dal Consiglio militare.
Questi tre punti sono necessari per uscire dalla crisi. E a tutti quelli che vogliono distruggere ed annientare la rivoluzione, diciamo che milioni e milioni di egiziani che si sono ribellati per la libertà non permetteranno mai che la loro rivoluzione venga rubata.
La rivoluzione vincerà con la volontà di Dio…
e l’Egitto inizierà una nuova era.
La democrazia è la soluzione.
Alaa Al-Aswani è uno scrittore egiziano, e uno dei fondatori del movimento politico Kefaya
 (Traduzione di Muhammad Abdel-Kader)


Pubblicato a:
http://www.medarabnews.com/2011/12/30/egitto-non-rubate-la-rivoluzione/