domenica 13 dicembre 2009

In nome di Allah, Il Compassionevole, Il Misericordioso


Mi chiamo Muhammad, e sono un giovane musulmano.
Nato nel continente africano, al nord, nella zona araba, nella nazione egiziana, alla sua capitale, Il Cairo.
Sono, dunque, un essere umano, tutta la terra è mia casa e tutti gli uomini sono miei fratelli.
E sono africano, figlio della madre nera, color notte, che ha portato l’alba anche alla civiltà occidentale di oggi giorno.
Sono arabo, in ricerca perpetua di un’oasi o di un bel verso di poesia.
E sono egiziano, e come no?! I miei antenati sono Akhenatun e Nefertiti, miei nonni sono Urabi e Mustafa Kamel, figlio della rivoluzione di Nasser, con la sua tenacia e i suoi bei sogni, e anche uno della generazione di Kifaya e della dinastia Mubarak!
Egiziano, fino all’ultima goccia del mio sangue, recita una canzone che ha un titolo significativo: AlHudud, i confini.
Ma sono anche italianista, studente della lingua e della cultura del Bel Paese, un lettore di Saviano e Eco, di Terzani e Maggiani, di Ungaretti e Pea e via discorrendo. Un fan di Fiorello e Benigni, ascoltatore di Melog su radio24 di Nicoletti e di 610 di Lillo e Greg su radio Rai 3.
Sono tutto questo e più, convivo con tutte queste identità senza nessuna schizofrenia o paranoia.
Ma sono, dulcis in fundo, dopo tutto, o meglio prima di tutto, Musulmano. E questa è la mia scelta. Nato in una famiglia musulmana, non sono stato mai molto attaccato alla religione. Fatto sta che nel 1999, l’ultimo anno prima del nuovo millennio, ho avuto una borsa di studio per un mese in Italia. Immaginavo che gli italiani mi trattassero come egiziano, il paese delle Piramidi, o come africano, il Nilo e il deserto, o semplicemente come straniero, che parla arabo!
Invece, dal primo momento, mi chiedevano:
- Come ti chiami?
- Muhammad.
- Mussulmano?
- Sì.
E da questa data che la mia relazione con l’Islàm ha cominciato a prendere un'altra natura. Ricordo ancora come venivo assaltato da domande su Allah e la sua esistenza, il Corano, il velo ecc.
Non posso mai dimenticare quel vecchio signore, che aveva una pasticceria a Perugia, quando mi domandò: Ma tu credi in Dio?! E tutte queste miserie, tutta questa povertà che regna sulla terra?!
Avevo 19 anni, ma confesso: era la prima volta in cui mi vennero proposti quesiti del genere. E da questa data ho cominciato a rileggere e riscoprire l’Islàm.
Sono passati dieci anni e mi trovo, un’altra volta, in Italia. Questa volta per compiere la mia tesi di dottorato in letteratura.
Allora ho pensato di poter scrivere qualche cosina che ha a che fare con la mia fede, le mie identità e il mio campo di lavoro.
E così l’idea di questo blog è nata.
Spero che i fortunati, o sfortunati - dipende – che passeranno da qua, mi lascino una traccia, una correzione o al meno un saluto.

muhammad