domenica 7 dicembre 2014

الطريق...




lunedì 27 febbraio 2012

حلاوة روح


حلاوة روح
حياتي ... بعد منِك
حلاوة روح
و طير مدبوح
ضعيف الصوت
ونفسه يبوح
***
بيتمنى 
يعود العمر من تاني
بيتمنى
وفجأه
عمره منه يروح
***
حلاوة روح
محمد عبد القادر

domenica 1 gennaio 2012

“Non rubate la rivoluzione”


Questa è la mia traduzione dell'ultimo articolo del grande scrittore egiziano Alaa Al-Aswani sulla rivoluzione egiziana. Nel disegno di Latuf c'è "il consiglio militare" che ringrazia i rivoluzionari egiziani ad aver creduto in lui:
Egitto – “Non rubate la rivoluzione”
alle pagine del quotidiano egiziano indipendente al-Masry al-Youm il noto giornalista e scrittore Alaa Al-Aswani denuncia i ripetuti tentativi di intimidazione ai suoi danni, ed esprime il fondato timore che i militari egiziani stiano cercando di seminare il caos nel paese per colpire a morte la rivoluzione
***
Più di un mese fa, mi hanno chiamato i responsabili del canale francese “ARTE” e mi hanno chiesto di registrare un’ora con me sulla mia produzione letteraria. Ho accettato, e abbiamo fissato l’appuntamento per sabato scorso. Infatti alle 14:00 i giornalisti sono arrivati al mio studio dentistico, al quartiere di Garden City. Ho subito notato che non stavano bene. Erano molto stanchi ed ansiosi.
Ne ho chiesto loro il motivo, e mi hanno risposto che avevano passato la notte all’albergo Ismailiya che dà su Piazza Tahrir. I giornalisti francesi sono stati svegliati, quella mattina, dal rumore di colpi di arma da fuoco. Hanno visto con i loro occhi le forze di sicurezza e quelle dell’esercito mentre sparavano contro i manifestanti, li aggredivano e li umiliavano. E così i giornalisti hanno cominciato a filmare tutto. Dopo mezz’ora, un gruppo di baltagheyah (teppisti) all’improvviso ha sfondato la porta della loro camera ed ha preso a picchiarli con bastoni di ferro. E prima di andarsene, i teppisti hanno rotto alcune macchine fotografiche per cancellare qualsiasi traccia del materiale filmato.
Mi è dispiaciuto molto di questo incidente e ho chiesto ai francesi: Cosa pensate di fare adesso?
Mi hanno risposto che non credono che sarà utile fare una denuncia, anche perché, secondo loro, sono le autorità che stanno dietro questo episodio. Poi mi hanno confermato di voler registrare comunque la puntata con me. Il programma era quello di registrare una parte nel mio studio, poi una parte su una barca sul Nilo, ed in fine l’ultima parte nel club di Garden City. Abbiamo finito la parte dello studio e siamo scesi con l’intenzione di andare a registrare la seconda parte sulla barca. Davanti al portone del palazzo, però, ho visto che c’erano alcune persone che ci stavano aspettando. Uno di loro mi si è avvicinato e mi ha detto:
- Non parlare con questi stranieri. Sono spie.
Ho risposto:
- Questi signori non sono spie. Sono giornalisti francesi. Hanno tutte le autorizzazioni per registrare anche in luoghi pubblici.
Allora quest’uomo ha preso ad insultarmi e, con l’aiuto del suo gruppo, stava per aggredirmi. Gli abitanti della via sono intervenuti e ci hanno protetto. Era chiaro che quest’aggressione era pianificata. Siamo andati al commissariato di polizia ed ho fatto una denuncia ufficiale. Poi siamo andati a registrare le parti mancanti di questa puntata, che verrà trasmessa l’8 gennaio prossimo.
Due giorni dopo, tornando a casa, i miei vicini mi hanno chiamato dicendo che lo stesso uomo che aveva provato ad aggredirmi mi stava aspettando sotto casa con altre 20 persone, e che stavano insultandomi e  minacciando di aggredirmi, nel tentativo di spaventare la mia famiglia. Grazie all’intervento dei vicini, questi signori sono andati via. Ho presentato un’altra denuncia ufficiale.
La sera di quello stesso giorno, alla televisione una ragazza ha detto, in un programma famoso su un canale indipendente, che alcuni agenti della polizia militare l’avevano arrestata e l’avevano costretta a registrare un video in cui accusava me e il regista egiziano Khalid Yousif di essere dietro il sit-in dei giovani manifestanti davanti al consiglio dei ministri, e anche dietro gli incidenti di violenza e di sabotaggio. La ragazza sotto minaccia ha dato questa falsa testimonianza, ma poi ha rifiutato di essere complice in questo complotto e ha contattato i media per dichiarare la verità. Nella stessa serata, e su un altro canale televisivo, un giornalista noto per i suoi vecchi legami con la polizia ha iniziato ad accusarmi di essere “il provocatore” dietro tutti gli incidenti di violenza davanti alla sede del consiglio dei ministri. Io stimo molto i giovani manifestanti che hanno deciso di fare questo sit-in, e sono andato da loro alcune volte, ma non nelle date dichiarate da questo giornalista, che ha mentito e ha seguito l’ordine che ha ricevuto da un agente di sicurezza di scarsa immaginazione.
Il giorno dopo, un giornale ufficiale ha parlato di un piano per uccidere me ed altri esponenti della rivoluzione. La notizia è ben strana poiché, secondo quanto scritto, questo piano avrebbe dovuto essere portato a termine da alcuni agenti siriani ed iraniani! Quanto alla fonte della notizia, sarebbe un responsabile della Casa Bianca! Trovo molto difficile che il regime iraniano, che ha molti conflitti con l’Occidente attorno al suo programma nucleare, o quello siriano, che sta uccidendo il suo popolo e sta combattendo la sua ultima battaglia, abbiano del tempo per pensare ad uccidere dei cittadini egiziani. E la cosa più strana è che queste fonti della Casa Bianca tralascino le grandi testate internazionali per contattare un giornalista di un quotidiano egiziano e dargli questo scoop. Il giorno dopo, una rivista ufficiale portava in copertina la mia foto, insieme ad altri, e sotto era scritto: I provocatori.
Tutto è diventato così chiaro: il Consiglio militare – lo SCAF – con l’aiuto dell’apparato di sicurezza e dei suoi sudditi nei media, sta portando avanti una guerra feroce per terrorizzare tutti coloro che l’hanno criticato per i crimini commessi contro i manifestanti. L’obiettivo è tentare di diffamare la nostra immagine presso la gente comune, tentare di intimidirci affinché stiamo zitti. Per soddisfare ed accontentare il Consiglio militare, dobbiamo far finta di non credere a quello che abbiamo visto con i nostri occhi. Dopo aver visto ragazze egiziane mentre venivano picchiate e denudate dai soldati dell’esercito, dopo aver visto martiri che cadevano vittime dei colpi di arma da fuoco, dobbiamo stare zitti come se non fosse successo niente. Per accontentare i signori del Consiglio militare, dobbiamo tacere su tutti questi crimini e contraddire la nostra coscienza; ma questo non accadrà mai. Non dimenticheremo i crimini atroci che hanno commesso i soldati contro i manifestanti civili nella strage del Maspero, negli eventi di Via Mohamed Mahmoud, e in quelli davanti al consiglio dei ministri.
Tutti questi crimini sono documentati con materiale video ed audio. E la responsabilità è solamente del Consiglio militare. Questa è la verità, e non ci stancheremo di dirla e ripeterla. Faccia il Consiglio militare quello che gli pare. La nostra vita non sarà mai più preziosa di quella dei ragazzi e delle ragazze della rivoluzione che sono stati uccisi prima da Mubarak, e che poi il Consiglio militare ha continuato ad uccidere. E tutto quello che sta succedendo non è misterioso né strano. Il Consiglio militare sta seguendo un piano preciso per contenere la rivoluzione, per poi colpirla mortalmente ed annientarla.
Questo piano è stato rigorosamente applicato in altri paesi. Nel 1989 vi fu la rivoluzione del popolo rumeno contro il dittatore Ceausescu. L’esercito rifiutò di sostenere il dittatore, che fu processato e giustiziato con sua moglie. Nel periodo di transizione, prese il potere uno dei collaboratori del dittatore, Ion Iliescu, che all’inizio elogiò e celebrò la rivoluzione del popolo. Poi si diffuse in tutta la Romania un clima di caos e di insicurezza (pianificato, come risultò poi, dallo stesso Ion Iliescu).
Gruppi di persone non identificate iniziarono ad attaccare le abitazioni civili e gli edifici pubblici importanti. E i soldati dell’esercito, a loro volta, risposero fino a quando la Romania divenne un vero campo di battaglia. Tutto ciò causò nei cittadini un senso di spavento e insicurezza. E in tali circostanze anche i prezzi aumentarono e la vita divenne molto difficile. Allo stesso tempo, i media sottomessi al regime giocarono un ruolo molto importante. Da una parte contribuirono a diffondere il panico tra il popolo tramite la ripetuta diffusione di false notizie. E dall’altra, iniziarono a diffamare l’immagine dei rivoluzionari, rivolgendo loro continue accuse di spionaggio e di tradimento, accusandoli di ricevere finanziamenti dall’estero e di avere un piano per distruggere il paese. E in mezzo a questo clima di panico e di crisi, i cittadini cominciarono a credere davvero che i rivoluzionari non fossero altro che dei traditori o delle spie…
Quando i rivoluzionari compresero che Ion Iliescu stava lavorando per distruggere la loro rivoluzione, organizzarono una grande manifestazione che portava lo slogan “Non rubate la rivoluzione”. Ion Iliescu, allora, rivolse un discorso televisivo ai cittadini chiedendo loro di affrontare i traditori, e segretamente convocò migliaia di lavoratori dalle miniere e li rifornì di armi. E così molti rivoluzionari furono aggrediti ed uccisi.
E questa fu la fine della rivoluzione popolare rumena. Ion Iliescu successivamente si candidò alla presidenza del paese, ed è stato presidente per due mandati dopo aver vinto elezioni truccate. E così, dopo che la rivoluzione all’inizio era stata fonte di orgoglio, essa si trasformò in una barzelletta e in una presa in giro.
I rumeni hanno fatto una vera rivoluzione e son caduti molti martiri, ma alla fine al posto del tiranno Ceausescu è salito al potere un suo collaboratore, Iliescu.
Notate quello che sta facendo in Egitto la squadra del maresciallo Ahmed Shafiq (che gioca il ruolo di Iliescu nella rivoluzione egiziana), ex ministro dell’aviazione civile e poi ex primo ministro fino allo scorso marzo. Sebbene vi siano 42 denunce presentate contro di lui da parte dei suoi dipendenti nel ministero dell’aviazione civile, con accuse di spreco di denaro pubblico e corruzione, egli sta avviando in questi giorni la sua campagna per le elezioni presidenziali. Anche perché fino ad oggi il Procuratore Generale non ha fatto niente riguardo a queste 42 denunce. Il signor Shafiq sta avviando la sua campagna per prendere il potere e diventare il presidente dell’Egitto, per porre fine alla nostra rivoluzione esattamente come è successo alla rivoluzione in Romania.
Tutto è così chiaro, e nessun uomo giusto, al di là del suo orientamento politico, può vedere le ragazze picchiate ed umiliate ed i martiri uccisi con le pallottole senza condannare esplicitamente il Consiglio militare.
A questo proposito, vorrei citare il commento di un grande combattente dell’esercito egiziano, il generale in pensione Hamdi Al-Shurbagy, che ha rivolto al Consiglio militare un messaggio sulla sua pagina Facebook (poi ripubblicato da altri siti). Al-Shurbagy dichiara che la repressione contro i manifestanti egiziani è stata messa in pratica da un gruppo di ufficiali e soldati che, anche se hanno il potere, non posseggono l’onore militare né alcuna etica. Egli ha affermato di essere stato diretto testimone dell’arresto di 28 soldati israeliani durante la guerra dell’ottobre 1973 e di come l’esercito egiziano li abbia trattati bene, in modo assai diverso da come sono stati uccisi gli egiziani e umiliate le egiziane in questi giorni.
Ora…Cosa si deve fare?
1) Bisogna costituire una commissione di indagine su tutti i massacri che alcuni membri della polizia e dell’esercito hanno commesso contro i manifestanti. E questa commissione deve essere assolutamente indipendente dall’apparato governativo che fa parte ancora del regime di Mubarak. La commissione deve essere presieduta da un giudice indipendente noto per la sua integrità, come i giudici Zakariya Abdel-Aziz, Ashraf Al-Baroudi o Mahmoud Al-Khuderi.  E infine questa commissione deve avere l’autorità di indagare sui militari e sui civili. Questa è l’unica via per stabilire la giustizia e punire i veri colpevoli.
2) Nonostante le mie personali riserve sul processo elettorale, vorrei ribadire che il prossimo parlamento sarà l’unico organo eletto che rappresenterà la volontà del popolo. E in quanto tale, deve avere il diritto di formare un nuovo governo al posto dell’attuale governo Ganzouri.
3) Si deve accelerare il processo delle elezioni presidenziali, per evitare un ulteriore deterioramento delle condizioni dell’Egitto e per liberarci dal Consiglio militare.
Questi tre punti sono necessari per uscire dalla crisi. E a tutti quelli che vogliono distruggere ed annientare la rivoluzione, diciamo che milioni e milioni di egiziani che si sono ribellati per la libertà non permetteranno mai che la loro rivoluzione venga rubata.
La rivoluzione vincerà con la volontà di Dio…
e l’Egitto inizierà una nuova era.
La democrazia è la soluzione.
Alaa Al-Aswani è uno scrittore egiziano, e uno dei fondatori del movimento politico Kefaya
 (Traduzione di Muhammad Abdel-Kader)


Pubblicato a:
http://www.medarabnews.com/2011/12/30/egitto-non-rubate-la-rivoluzione/

lunedì 26 dicembre 2011

Italiani in Egitto. L'italiano in Egitto

Risalgono a tempi molto lontani, dall'età classica al Medio Evo, le relazioni tra l'Italia e l'Egitto. La presenza di una comunità italiana in Egitto però ha origine moderna e precisamente nel periodo di Muhammad Ali (1805-1848). E non è solamente il caso degli italiani, ma di varie nazionalità europee, anche se Muhammad Ali si fidava molto dei suoi consiglieri italiani.
Certamente con l'inizio dei lavori per la costruzione del canale di Suez (1859-69) questa presenza è aumentata e forse è arrivata al culmine. Dopo l'occupazione inglese (1882) il numero è relativamente diminuito, per poi tornare a crescere. Una lettura attenta dei dati dei censimenti sulla presenza degli stranieri in Egitto, ci porterà a scoprire che ad esempio nel 1937 il numero degli italiani è arrivato a 47706, con la percentuale di 25,6% rispetto al numero totale degli straieri 186515[1]. Ed è molto interessante sapere che colui che organizzò il primo censimento nel moderno Egitto nel 1882, fu proprio italiano, Federico Amici[2].
Non hanno avuto dei problemi gli italiani a integrarsi e diventare una parte del tessuto sociale dell'Egitto, forse per quell'aria di Mediterraneo che unisce tra le due sponde, forse per quel clima cosmopolita di città egiziane di allora come il Cairo e l'Alessandria.
E non si trattava solamente di modesti operai o artigiani immigrati in cerca della fortuna, ma anche di ingegneri, commercianti ed avvocati.
Basti sapere che la prima tipografia in caratteri arabi in Egitto, situata a Bulaq o meglio all'italiana Bulacco (quartiere a nord-ovest del Cairo), fu costruita nel 1821 grazie a tecnici italiani, e che la sua prima pubblicazione fu proprio un dizionario italiano-arabo, compilato dal prete arabista don Raffaele Zakkur.
Un esempio interessante della comunità italiana in Egitto è senza dubbio l'avv. G. Leoncavallo, il quale nel 1845 fondò ad Alessandria il giornale "Lo spettatore egiziano"[3]. Una testimonianza della diffusione della lingua italiana in Egitto a quell'epoca. E non è un caso unico, l'Egitto ha visto lungo ali anni, in particolare quelli a cavallo tra l'800 e il 900 tante iniziative giornalistiche italiane come "Il manifesto giornaliero", "Il progresso d'Egitto", "Il Messaggero Egiziano", "La trombetta", "L'avvenire d'Egitto", "Il Nilo" e tanti altri ancora.
Ad onor del vero, di tanti giornali in Italiano, pochissimi erano quelli che riuscirono a resistere e a continuare per tanti anni come era il caso del quotidiano "L'imparziale", fondato al Cairo nel 1892 da Emilio Arus e che dal 1930 con la fusione con "Il Messaggero Egiziano" di Alessandria doveva con il nome di "Giornale d'Oriente" rimanere stampato fino al 1940.
E non è finita lì, nel 1941 troviamo ad esempio "Il Corriere d'Italia", giornale del gruppo di "Giustizia e Libertà", edito al Cairo sotto la direzione di Paolo Vittorelli[4].
Su uno di questi giornali, e in particolare su "Il Messaggero Egiziano", scrisse le sue prime righe, uno dei grandi poeti italiani del 900, Giuseppe Ungaretti. La data esatta del suo primo contributo al giornale risale al  27 novembre 1909 [5].
Ungaretti, nato e cresciuto ad Alessandria d'Egitto, ha mantenuto sempre un legame intimo con la sua terra natia. Scrisse nella sua poesia I Fiumi :

Questo è il Nilo
Che mi ha visto
Nascere e crescere
E ardere d’inconsapevolezza
Nelle estese pianure
[6]

Altro poeta e figura emblematica della letteratura italiana nato in Egitto è F. T. Marinetti. Anche lui figlio di Alessandria d'Egitto. Nel suo libro Fascino dell'Egitto, edito nel 1933 ci sono delle tracce del suo viaggio di ritorno in Egitto e del suo incontro con il Re Fuad, sultano e poi re d'Egitto e del Sudan. Marinetti ascoltando, ad un certo tratto, una frase di ammirazione del Re Fuad verso i contributi della comunità italiana in Egitto, tornò con la mente al ricordo di suo padre, uno dei primi avvocati italiani in Egitto:

Questa frase risuscita di colpo nel mio cuore visionario la vita ferrea di mio padre, uno dei primi avvocati sbarcato 60 anni fa in una Alessandria fangosa senza gas né acqua potabile, attraversata ogni notte da lui colla lanterna, per sbrigare gli intricatissimi processi dei panciuti pacha che lo chiamavano felfel, cioè pepe di intelligenza lavoro velocità[7]

Senza dubbio Ungaretti e Marinetti sono i due nomi più famosi di questo gruppo di poeti e scrittori italiani nati e/o cresciuti in Egitto. Ma meritano pure di essere ricordate e magari studiate le opere di Enrico Pea come Vita in Egitto e Rosalia, di Fausta Cialente come Cortile a Cleopatra, di Leda Rafanelli come Donne e Femmine.
L'italiano, come lingua, letteratura e cultura non era parlato solamente dagli italiani. E prendiamo Re Fuad, come un esempio: questo pronipote di Muhammad Ali, ha studiato nel Politecnico di Torino, era ospite della famiglia reale di Savoia, parlava l'italiano, addirittura con un accento piemontese[8].
Con la nascita dell'Università egiziana nel 1908, molti professori italiani davano il loro contributo sia nella facoltà di lettere, come era il caso di illustri orientalisti italiani di chiara fama, tra cui Ignazio Guidi - e in un secondo tempo suo figlio Michelangelo - C.A. Nallino, Gerardo Melloni e Santillana, sia nella facoltà di Giurisprudenza, come C. Breciani Turroni, M. Sciotto Pintor, U. Ricci, V. Arangio Ruiz e Ugo Lusena bey[9].
Nel tempo attuale, la lingua italiana viene insegnata in varie università egiziane, e nel corso degli anni, alcuni capolavori della letteratura e della cultura italiana sono stati tradotti in arabo grazie a competenti italianisti e traduttori egiziani. Nella prima metà del 900, Taha Fawzi si impegnò a tradurre in arabo più di  trenta opere letterarie italiane, tra cui I promessi sposi di Alessandro Manzoni; Cuore di Edmondo De Amicis. E' anche autore di monografie su Garibaldi e Mazzini.
La Commedia di Dante Alighieri è stata tradotta interamente da Hassan Othman, pubblicata nel 1955. Mohammad Ismael ha tradotto alcuni drammi di Luigi Pirandello tra cui Sei personaggi in cerca d’autore (1967). Salama Mohamad Soliman si è dedicato alla traduzione di molte commedie di Eduardo De Filippo come Filumena Marturano e Napoli milionaria. E si può andar avanti nell'elencare le opere italiane tradotte in arabo da egiziani, ma finiamo accennando - in ultimo, ma non per ultimo - alla traduzione dell'ultimo romanzo di Umberto Eco, Il cimitero di Praga, tradotto da prof. Amer Al-Alfi, e pubblicato nell'attuale 2011.
Certamente la lunga storia della civiltà italiana meriti più attenzione e forse un lavoro collettivo di  divulgazione e traduzione in Egitto, realizzabile tramite accordi di collaborazione tra accademici italiani ed egiziani, anche per rispondere alle esigenze economico-sociali attuali.
Secondo un rapporto curato dall'ambasciata italiana al Cairo e dall'Ice, nel primo semestre del 2011, l'Italia si e' assestata su una quota pari al 6,5 per cento sul totale dell'interscambio estero dell'Egitto, con un valore di quasi tre miliardi di dollari. Dato di assoluto rilievo che pone l'Italia davanti alla Cina, ferma al 6,3 per cento, e Paesi europei come la Germania (5,2), la Francia (4,3) e la Gran Bretagna (2,6). Più nel dettaglio, l'Italia si conferma primo Paese di destinazione dei prodotti egiziani, con una quota pari all'8,6 per cento, davanti a India, Arabia saudita, Turchia e Francia. Tiene, poi, l'export italiano verso l'Egitto, il 5,3 per cento del totale ed un valore di beni e servizi pari a circa 1,5 miliardi di dollari[10].
 Lo diceva Ungaretti nel lontano 1931: "C'è in Egitto verso l'Italiano da parte del ceto popolare un moto affettuoso che ci dà in questo Paese un vero vantaggio"[11]. Infatti nel dialetto parlato al Cairo, ad esempio, ci sono molti italianismi usati ancora oggi giorno[12]. Tutto ciò ci spinge a sperare che i legami tra l'Italia e l'Egitto, specialmente dopo la "Rivoluzione" del 25 gennaio 2011 e dopo la caduta di Mubarak diventino ancora più forti e più solidi, all'altezza di questa grande storia di amicizia tra il popolo italiano e quello egiziano.
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02/11/2011
Muhammad Abdel-Kader



[1] Cfr. Amicucci D., La comunità italiana in Egitto attraverso i censimenti dal 1882 al 1947, in Tradizione e modernizzazione in Egitto, a cura di Branca P., pubblicazione del centro studi per i popoli extraeuropei dell'università di Pavia, FrancoAngeli s.r.l., Milano 2000 pp.81-82
[2] Federico Amici venne in Egitto nel 1876 e venne posto a dirigere il servizio di statistica. Cfr. Balboni L. A., Gli italiani nella civiltà egiziana del secolo XIX, Stabilimento tipo-litografico Penasson, Alessandria d'Egitto, 1906, 3 voll.: vol. II, p. 265
[3] Rainero R. H., La colonia italiana d'Egitto: presenza e vitalità, in L'Italia e l'Egitto: dalla rivolta di Arabi pascià all'avvento del Fascismo, a cura di Rainero R. H. e Serra L., Marzorati editore, Milano 1991 p. 129
[4] Cfr. Vittorelli P., Al di là del fascismo. Il "Corriere d'Italia": un quotidiano giellista in Egitto 1941, Anppia, Roma 2001
[5] Cfr. Rebay L., Ungaretti. Gli scritti "egiziani" 1909-1912, in Bo C. e Rossi D. (a cura di), Atti del Convegno internazionale su Giuseppe Ungaretti, Urbino 3-6 ottobre 1979, 4 Venti, Urbino 1981, pp. 33-60
[6] Ungaretti G., Vita di un uomo. Tutte le poesie, Piccioni L. (a cura di), Mondadori, Milano 1969, p. 44
[7] Marinetti F. T., Fascino dell'Egitto, Mondadori, Milano 1933, p. 37
[8] Cfr. Regolo L., Il re signore: tutto il racconto della vita di Umberto di Savoia, Simonelli, Milano 1998, p. 196
[9] Cfr. Briani V., Italiani in Egitto, Istituto poligrafico e zecca dello stato, Roma 1982, p. 57
[10] http://www.agi.it/iphone-pei/notizie/201110191835-...-pei0009-egitto_l_italia_si_conferma_primo_partner_economico_ue
[11] Ungaretti G., Il deserto e dopo. Quaderno egiziano, ora in Vita di un uomo. Viaggi e lezioni, Montefoschi P. (a cura di), Mondadori, Milano 2000 p. 65
[12] Cfr. Mansour A., Flusso instancabile degli italianismi nel dialetto del Cairo dall'Ottocento fino ad oggi, Rivista Al-Alsun, ottobre 1998 pp. 276-303

sabato 3 dicembre 2011

Convegno Internazionale su Mahfuz alla Sapienza

Convegno_Mahfuz (5-6 dic11)